BOUM !

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L’app interattiva senza parole BOUM! pubblicata da Les inéditeurs maison d’éditions interactives si apre con una sequenza fluida che scorre, lunga, lenta e leggera, tutta in verticale : casuali note sparse, il soffio del vento, sassofono e xilofono inattesi, il suono di una sirena, le rane.

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Geometria in bianco e rosso, finestre, colonne e porte; il cappello (una bombetta) è in caduta libera, scompare e ricompare, se non si interagisce cala all’infinito, ruota su se stesso, farfalleggia tra gli elementi architettonici, li sfiora e prosegue oppure li sfiora modificandoli – fisarmonica, carrozzina, sole, gatto, bolle, un “Boum”… Esito ipnotico.
Al nostro tocco su un qualsiasi elemento, eccoci nella stanza e nella vita del protagonista. Entriamo nella notte di una città, le rane non danno tregua. Immagini stilizzate, dalle sagome di alti palazzi al dettaglio del letto, uno sbadiglio, un motore in lontanza, inquadratura sulla sveglia e una raffica di note a rappresentarne il suono.

grafica musica app Boum!Ora, lo scorrimento diventa orizzontale, un classico verso destra ma senza la sensazione delle pagineun vero piano sequenza; solo le immagini e i suoni raccontano, in modo esclusivo, la storia. Dopo la musica del risveglio, il ritmo cambia, si fa più lento e monotono, cadenzato, sa di abitudine, di routine, la doccia, lo sciacquone…quell’uomo con la bombetta, nel nero e nel bianco del suo ambiente, sembra non riservare sorprese e non aspettarsi niente, un ometto qualsiasi che si sveglia si alza si veste si lava e fa colazione, un’eco alla poesia di Prévert Déjeuner du matin

Il a mis le café
Dans la tasse
Il a mis le lait
Dans la tasse de café
Il a mis le sucre
Dans le café au lait
Avec la petite cuiller
Il a tourné
Il a bu le café au lait

Poi esce per andare a lavorare, porta e portone sbattono.
Nelle auto l’umanità al volante è anonima e digrigna i denti già di primo mattino, l’uomo guarda in basso, sempre a testa china, è una persona che non alza lo sguardo forse pensa non ci sia nulla di bello da vedere o pensa di non meritare niente. Non osa.
Si incammina e il suo passo si fa felpato…sono passi nella neve, attutiti, scricchiolanti.

Improvvisamente, nella sua indifferenza fa breccia un fiocco di neve che gli si poggia sul naso, egli solleva la testa al cielo, alla nevicata che sta coprendo il suo solito tragitto (grande la resa di stupore e disorientamento nell’immobilità della tavola in rosso-bianco e nero). E’ preda dell’affanno, passi avanti e indietro frenetici nella neve, orme, punti interrogativi, lui non sa, non capisce, incontra un insetto dalle dimensioni umane che esterna interesse nei suoi confronti. I due sembrano avere un dialogo (segni grafici nel fumetto) ma lui vuole/deve trovare la sua fabbrica, suoni di colpi sul metallo, l’insetto resta deluso, suono di vetro in frantumi, e vola via lacrimando.

Lo stordimento del protagonista si perfeziona con la perdita della valigia dalle mani, cade nella neve, alza le braccia in segno (a me sembra) di resa e poi via, comincia a correre nel bianco ondulato delle tavole. Arriva il pianoforte (come suono) e i tasti del pianoforte sono scale (segni); ora è un musica ritmata, un accenno di rumba, a gettarlo nell’assoluta confusione, nel vuoto, nel cambiamento.
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Da quello stato di alienazione al fragore del mare, sulle nuvole gambe all’aria, e lui piantato lì in cielo si sgranchisce la schiena, solleva la testa e guarda lo spazio immenso che lo circonda, i gabbiani strillano e lui sorride. Finalmente ha di nuovo occhi.

Dobbiamo passare attraverso questo straniamento narrativo esistenziale per ritrovare noi stessi? E’ un passaggio obbligato?
Per l’uomo con la bombetta in testa, forse, è così.

Gli si apre un nuovo mondo di scale, di porte, di direzioni, di piani indecifrabili e di vertigine di colore. Si pone nuove domande, sembra felice. Trova una scatola che contiene una rana, attaccano violini, ricorda d’avere una banana nella valigia, musica sinfonica, lunghe terrificanti mani lo afferrano e lo imprigionano (la polizia ?) per portarlo alla fabbrica, è quello il suo posto non ha scampo, lui come altri, come centinaia di altri, tutti uguali.

Ma il seme della rivoluzione è in lui, la ribellione, la consapevolezza, la libertà, la nuova prospettiva di vita; è del flauto l’idea della liberazione, lo strappo, lo sconquasso, la distruzione dei simboli di una vita che non vuole più. Ed è BOUM !

Psichedelica, folle, liberatoria, è gioia, sconvolgimento, è il sorriso finale.

Io l’ho vista così ma si possono dare altre mille interpretazioni, vederci mille storie diverse. Che siate adulti o bambini, quel che c’è e che resta di eccezionale è quella sensazione… di Boum!

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