Una famiglia, tante famiglie: narrativa, albo illustrato, app

Bambini fantastici bambini concreti, sembra che per loro dove c’è ascolto e comprensione – lì e subito – ci sia “famiglia”. Così immediato e così semplice da far tremare.
Ritroviamo così, in un batter d’occhi, esposizioni convinte e convincenti, quanto giuridicamente ai limiti dell’ammissibile, sulla composizione tipica della famiglia di ciascuno.

E’ frequente infatti ascoltare, soprattutto da bambini della scuola dell’infanzia, descrizioni pittoresche “La mia famiglia siamo io mia mamma e il gatto”.  Va bene!

“Nella nostra famiglia ci siamo io, mia mamma, mio papà, la nonna, il nonno, la zia”… e avanti fino al sesto grado di parentela fino alla vicina di ombrellone… Ancora molto bene!

Se non è l’amore a dettare legge, è il sentire il bene, è la percezione di uno stato buono delle cose. 

Poi succede che si cresce, si ascoltano opinioni di altri e posizioni di istituzioni, si assorbono inevitabilmente pregiudizi, convinzioni, punti di vista e tutto sembra complicarsi.
Ciascuno ha una propria interpretazione, si mettono confini, fin qui è famiglia, da lì in poi assolutamente no, la tradizionale senza dubbio, quella arcobaleno forse… 

E’ affascinante vedere come sia mobile la percezione di un’istituzione per sua natura  camaleontica che è insieme forza e follia; ma tra leggi, fervore e principi, i bambini crescono tendendo a perdere lo sguardo infantile, quello delle tante possibilità, dell’accoglienza istintiva.

Vengo al punto.
Forse, al di là di tutte le più moderne e vibranti definizioni di famiglia e di genitorialità, il tema più interessante è cercare di preservare quell’approccio o sentimento elementare che vince su tutto quando si formula un giudizio sul “modo di essere famiglia“.

Ancora una volta la qualità della letteratura aiuta noi e i ragazzi a mantenere vivo questo sguardo.

Tre diversi generi letterari raccontano le coppie di fatto, le famiglie adottive, affidatarie o allargate, la vastità delle combinazioni felici.

La Famiglia X di Matteo Grimaldi, copertina di Annalisa Ventura, pubblicato da Camelozampa.

Esplosivo, opportuno a scuola con gli insegnanti, alla ricerca di confronto e discussione.
E’ la vita di Michael, il protagonista tredicenne, smilzo adolescente solitario, tolto alla problematica famiglia naturale e affidato dagli assistenti sociali prima ad una signora anziana del borgo in cui vive, poi a una coppia di papà con cui quella signora ha un legame che si scoprirà alla fine.

I dialoghi funzionano bene, i temi sono tanti, la crescita personale del ragazzo, i suoi sbalzi di umore, le paure, la relazione con compagni, professori e genitori affidatari. E poi c’è l’amicizia con Zoe, c’è il desiderio di lottare uno per l’altro.

E’ una storia di scoperte, di accettazione di se stessi e degli altri. La sola storia in fondo di cui forse dovrebbe importarci per stare bene.

Ho riflettuto poi a quanto mi sembri pertinente al tema il Il Brutto anatroccolo mini fiaba del grande Attilio Cassinelli, Attilio in arte, grafico e illustratore genovese, tornato in libreria grazie alla nuova collana delle Edizioni Lapis.

La natura delle fiabe è d’essere cattive, spaventose, la loro utilità sta nell’aderire alle difficoltà e alle paure ataviche dell’umanità; non c’è scampo, non posso essere edulcorate per ragioni di mercato, infatti Attilio non lo ha fatto, non le ha deformate, le ha suggestivamente portate a misura di piccolissimi.

Le illustrazioni regnano sovrane in campo bianco (il testo, quando c’è, è in stampatello), il suo tratto ha qualcosa di malinconico e di giocoso che riesce ad arrivare immediatamente ai bambini più piccoli.
La storia la conosciamo. Il brutto anatroccolo nasce dalla covata di un’anatra, subito guardato con sospetto, escluso, cacciato via, non voluto perché diverso. “Volando arrivò al lago e vide i cigni. Erano come lui! Lo accolsero subito: finalmente era a casa.”

In questa lettura il senso è potente, è nel percorso di accettazione e nel senso di appartenenza, nel trovare un proprio posto nel mondo.

L’ultima proposta sul tema è la storia di Piccolo Uovo di Francesca Pardi e illustrata da Altan (papà della Pimpa), portentosamente intramontabile, che Lo Stampatello ha voluto pubblicare anche in versione digitale con la lettura appassionata di Lella Costa e la vivacità interattiva dell’uovo che sgambetta, lo trovate su iBookstore e Google play.

Una storia che divide. Più è osteggiata più è apprezzabile nella sua semplicità, per la curiosità della domanda che piccolo uovo si pone su cosa siano le famiglie.
L’uovo inizia così il suo viaggio nel mondo per conoscere le famiglie esistenti, combinazioni sorridenti e affettuose, tutte differenti. Ci sono i papà pinguini, due mamme gatte, l’ippopotamo con il suo piccolo, i canguri con cuccioli tutti diversi.
Una storia con esempi alla portata di domande di bambino sulla famiglia adottiva, tradizionale, monogenitoriale, tanti modi di leggere per crescere senza coltivare pregiudizi.

Buon agosto con buone letture!

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